23/10/2016

Profezie che si autoavverano

Sabotaggi involontari

A volte succede che ci diciamo “Sicuramente non andrà bene, sbaglierò come al solito, nonostante gli sforzi non riuscirò nell’intento”. Questo è molto dannoso perché la costruzione dell’immagine del Sè si basa sul linguaggio: l’immagine che ci facciamo di noi dipende da come ce la descriviamo.

La parola –in quanto narrazione- ha potere sugli stati psichici, li costruisce e li modifica. In un processo circolare creativo, la parola produce oggetti psichici carichi di significato. E’ essa stessa significato. Le parole sono come lo scalpello dello scultore. Sono esse a costruire la realtà nella quale sentiamo di essere, per questo se ci accingiamo a un incontro importante e ci diciamo che sicuramente ci impappineremo nel parlare, l’aspettativa negativa sarà sufficiente a produrre l’effetto descritto. Quasi come se l’eventuale smentita (il successo nella conversazione) significasse la prova di un errore di valutazione, “qualcosa” farà succedere che ci impappineremo. Questo effetto è definito profezia che si autoavvera.

La capacità immaginativa è necessaria per la realizzazione dei nostri desideri. Se non abbiamo la visione di cosa desideriamo ogni tentativo di andare verso la realizzazione di quel desiderio sarà sterile. Fare una narrazione, una descrizione di come lo vogliamo è uno strumento e un esercizio pratico per ottenerlo.

Se avviamo un processo cognitivo per cui ci diciamo che non riusciremo a fare qualcosa, inconsapevolmente, creeremo le condizioni per non riuscirci e paradossalmente tenderemo a confermare l’immagine negativa dell’insuccesso inevitabile.

Pensieri e convinzioni relativi alla incapacità di riuscire nell’intento sono frequenti. Vogliamo precisare che come è dannoso assecondarli, così potrebbe essere dannoso sottovalutarne il contenuto di “segnali di allerta” nel merito di difficoltà effettivamente concretizzabili. Questo è l’effetto “ansia” che produce una particolare attenzione e rende capaci di prevenire pericoli e difficoltà.

Per converso quello che viene definito “pensare positivo” può produrre “l’effetto Pigmalione”, vale a dire il processo per il quale la profezia che si avvererà sarà quella di una buona riuscita. Sappiamo tutti che per motivare gli alunni allo studio, l’iniziativa più efficace è quella di infondere in loro fiducia nelle proprie capacità.

Le parole che ci diciamo sono importanti. A quelle che –persino prudentemente- descrivono difficoltà è bene rispondere INVECE NO, ANDRA’ TUTTO BENE.


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