21/12/2016

Il paradosso del lutto

Stare tra presenza e assenza

Lutto è l’effetto del dolore per la perdita. Di una persona amata, di una amicizia, di una attività e persino di una abitudine personale. E’ il dolore provocato dal vuoto lasciato, dal silenzio da sopportare quando vorremmo raccontare una confidenza, condividere un qualsiasi fatto o anche solo un’atmosfera che prima avevamo vissuto insieme. E’ la parola “insieme” che viene a mancarci e che ci lascia in un deserto emotivo.

Possiamo entrare in uno stato di lutto anche solo per un allontanamento e non necessariamente per la morte di qualcuno.

Per esempio è possibile che un genitore si senta in lutto quando un figlio si allontana per un corso di studi o un lavoro e nel contempo sia felice per la sua realizzazione.

Naturalmente tutto ciò è “normale”. Uscire dallo stato luttuoso e dalle sue molteplici implicazioni psicologiche richiede una elaborazione.

Freud parlò di “lavoro del lutto” perché l’Io è impegnato a trasferire le energie affettive su altre mete imponendo una attività psichica che risulta contraddittoria.

Siamo cioè costretti dalla realtà a prendere atto della mancanza e ci facciamo inondare dal dolore abbandonando il piacere della vita. Il mondo esterno ci appare senza senso e ci sottraiamo a tutto ciò che “prima” ci interessava, a cominciare dalle piccole cose quotidiane. Paradossalmente solo quando il vuoto ci apparirà incolmabile potremo indirizzarci verso altri obiettivi. 

E dunque l’intera personalità, in tutte le sue componenti -cognitive, comportamentali, emotive- è coinvolta in un lavoro di revisione di sé e dei suoi interessi.

Il lutto è un processo che richiede tempo, in media un ciclo che va dai tre/sei mesi ai due/tre anni. Secondo recenti studi si sviluppa in fasi contraddistinte da operazioni psichiche alternanti tra la negazione e la rabbia, stati depressivi fino alla accettazione profonda della perdita.

Questo quadro rientra nella normalità ma ci sono casi di “lutto patologico”. Sono quelli in cui riconoscere la realtà dolorosa ma ineluttabile è impossibile e la pena per la perdita è ingestibile.

 


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